E se la Suprema Corte di Cassazione fosse trasformata in un terzo grado di merito semplificato?

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La questione cosi’ come posta sembrerebbe destinata de plano ad un giudizio del tutto negativo senza ipotesi alternative di sorta.

In realta’ devesi rilevare come gia’ molti anni orsono tale ipotesi era stata sollevata da eminenti giuristi, ovviamente con diametrali opposte determinazioni, ma, in ogni caso, non se ne seppe piu’ nulla.

Orbene è d’uopo comunque aggiornare la prefata ipotesi.

Cosa puo’ significare un terzo grado di merito semplificato?

La risposta e’ per cosi’ dire in re ipsa, proprio nel concetto di semplificazione.

Un logico breve remarque su quanto accade ai tempi nostri secundum legem.

La Suprema Corte decide sotto il profilo della legittimita’ con le piu’ disparate pronunce, quali accoglimento del ricorso con rinvio ad altra Corte d’Appello, accoglimento parziale con rinvio, accoglimento senza rinvio, reiezione del ricorso, inammissibilita’ del medesimo.

Non solo, ma la medesima Corte di Cassazione è chiamata anche a decidere sull’impugnazione dell’ordinanza di custodia cautelare, su quelle pronunciate dai Tribunali del Riesame e cosi’ discorrendo.

Ovviamente tutto quanto sopra descritto comporta una enorme mole di attivita’ per la stessa Corte, con un’inevitabile intasamento che frena il percorso della giustizia, intesa in senso lato.

Istituendo invece un terzo grado di giudizio di merito, certamente ed opportunamente semplificandolo, come appresso si dira’, ben potrebbero essere accelarati i procedimenti portati alla cognizione della stessa, ma non accentrandoli tutti presso un’unica Corte, ma decentrandoli opportunamente nel modo che segue.

Istituire una sezione della Suprema Corte, ad esempio, in ogni capoluogo di Regione, con un Collegio Giudicante formato da tre Magistrati, fungibili con opportune rotazioni.

Il terzo grado di merito potrebbe prevedere la sola discussione sui motivi, con l’intervento del Procuratore Generale, escludendo ovviamente il medesimo ed i suoi sostituti da quelli della Corte d’Appello situata nel capoluogo ove si è celebrato appunto il processo di secondo grado.

Ma per ottimizzare tempo e funzioni, ben potrebbe il Procuratore Generale di altro distretto e/o suo sostituto rappresentare la parte processuale dell’accusa, come ad esempio in Lombardia Brescia su Milano e viceversa, con turni prefissati, senza spostamenti di fascicoli che restano sempre nell’ambito della costituenda Sezione del terzo grado, opportunamente consultabili da colui o colei che rappresenterà la Magistratura Requirente.

Il terzo grado di merito semplificato consentirebbe un’ulteriore e definitiva decisione nel merito, salvo poi ipotetiche revisioni, con maggior garanzia per l’imputato ricorrente, nonchè per la parte civile, l’eventuale responsabile civile, in quanto ben tre gradi di giudizio hanno affrontato il merito e più Giudici hanno potuto esaminare il materiale processuale e formare il loro convincimento.

Cio’ permetterebbe di diminuire i tempi di attesa per una decisione definitiva ed avere maggiori garanzie per le stesse parti processuali, in quanto è proprio nel merito che si può cogliere quel quid pluris che determinera’ poi la decisione finale.

Il rinvio ad altro Giudice comporta , allo stato attuale, una maggiore spendita di tempo, intasamento ulteriore per l’attuale Giudice di merito, un’ulteriore sentenza che ben può essere nuovamente impugnata in Cassazione, con un’inevitabile dilatazione che comunque non giova certamente alla giustizia in generale.

Si potrebbe obiettare che “i cosiddetti mali della giustizia italiana” non verrebbero automaticamente risolti “sic et simpliciter”, purtuttavia si può verificare una sorta di ottimizzazione, con la dedotta semplificazione.

Peraltro, nella Giustizia Amministrativa il Consiglio di Stato è organo certamente decidente in sede di legittimità ma anche di merito, con la conseguenza che il ricorso impugnativo di una sentenza del TAR lascia aperta ovviamente il potere decisionale anche, ma forse soprattutto, nel merito.

Inoltre si osserva.

E’ ben noto come nell’attuale legislazione vi sia l’unico caso d’impugnazione anche nel merito avanti la Suprema Corte di Cassazione secondo la legge n.69 del 22 aprile 2005 in tema di MAE-Mandato Arresto Europeo.

Per cui la paventata ipotesi di cui infra non dovrebbe risultare così stravolgente, pur considerando per correttezza espositiva, che sia la procedura amministrativa come appunto quella speciale del MAE prevedono due gradi di giudizio, così risultando inevitabile un secondo grado anche di merito avanti al Consiglio di Stato, come quello conferente l’esecuzione di un MAE che appunto prevede un primo grado avanti la Corte d’Appello nel cui distretto è residente la persona attinta dalla richiesta di altro Stato della Comunità Europea ed un secondo grado avanti la Corte di Cassazione, con ampia facoltà -rectius diritto- di svolgere il ricorso anche nel merito.

Certamente si potrebbe argomentare che nella Giustizia Amministrativa, come nell’ipotesi della procedura del Mandato Arresto Europeo, poichè vi sono solo due gradi di giudizio, tale situazione ha determinato il legislatore a statuire come il secondo grado debba anche essere di merito, mentre nell’ambito del processo penale e quello civile, sussistendo il doppio grado di giurisdizione nel merito, apparirebbe del tutto logico e sufficiente come un sostanziale terzo grado sia solo di legittimità.

Ma a tale logica osservazione ben si può replicare come un possibile ed auspicabile terzo grado di merito fornisca maggiori garanzie, soprattutto nel nostro sistema penale, che vede tra l’altro la non semplice problematica della prescrizione essere oggetto di una concitata discussione, soprattutto atteso il possibile congelamento della medesima, così dilatandosi –“ultra dimidium”- i tempi di attesa di una pronuncia definitiva.

Sicuramente la tematica si appalesa non semplice, stante ad esempio l’ipotesi di una rinnovazione del dibattimento, magari solo parziale, non avendo inteso il Giudice di primo grado in ipotesi sentire un teste ex art.507 c.p.p. o disporre una perizia ex art.508 c.p.p. e parimenti la Corte d’Appello o il Tribunale in secondo grado rispetto al GdP, ma ciò permetterebbe de plano e per contra al Terzo Giudice di ammettere invece l’istanza invocata dalla difesa, che ben potrebbe ex adverso apportare un benefit al proprio assistito.

Quanto sopra permetterebbe una più marcata speditezza dei processi, soprattutto per colui o coloro che sono in stato di detenzione, ma anche per chi trovasi in stato di libertà con un carico pendente -sine die-e che gli inibisce ad esempio l’accesso ad una Pubblica Amministrazione o ad un lavoro con caratteristiche privatistiche.

Un carico pendente non è certamente una positiva credenziale.

Questo lo spunto sul quale si può certamente dibattere, valutandone tutti gli aspetti sia favorevoli che eventualmente sfavorevoli, ma ritengo che un terzo grado di merito, con le dovute semplificazioni, non costituisca un’ipotesi di difficilissima attuazione.

Il dibattito è aperto sulla vexata quaestio.

Avv.Carlo Sergio Soldani

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